“Calcio, sesso e portafoglio”
E intanto papa Ratzinger, anziché attendere il voto, ha preferito calare il suo pesantissimo “asso” nel bel mezzo della lotta politica per il governo del Paese
La promessa che abrogherà l’Imu sulla prima casa (dopo l’Ici di precedenti elezioni), la garanzia che creerà quattro milioni di posti di lavoro (dopo quell’ormai celebre milione), l’acquisto di un calciatore di spicco (Balotelli, dopo il ritorno di Kakà), l’annuncio di un condono tombale (questa volta fiscale ed edilizio insieme), lo sketch maschilista con una ragazza compiacente e compiaciuta (“quante volte viene?”), l’allarme per il pericolo rosso (Vendola, dopo Bertinotti) incarnato dallo schieramento avversario.
Nella sua campagna elettorale Silvio Berlusconi ha servito agli italiani la solita minestra ed è la terza o quarta volta che la riscalda.
I sondaggi dicono che molti elettori la minestra riscaldata la berranno ancora, folgorati non si sa più da cosa, se si considera che Berlusconi non ha mai mantenuto una sola delle sue promesse elettorali. C’è ancora – tra i meno avveduti – chi gli crede, non perché colpito dalla sagacia del tycoon televisivo che trasforma la politica in spettacolo, ma perché condivide con lui l’adorazione della santissima trinità: calcio, sesso e portafoglio.
Nessuna inchiesta giornalistica, nessun processo giudiziario, nessuna pubblica denuncia della sua ignoranza, della sua superficialità, della sua mancanza di stile, del suo vuoto morale farà mai desistere questa quota, purtroppo consistente, di elettori dal votarlo.
In quanto a promesse, neppure il Pd ha fatto mancare al suo elettorato la principale bugìa, una bugìa buona per tutte le stagioni: “La prima cosa che faremo quando saremo al governo sarà la legge sul conflitto di interessi”, ha detto spudoratamente il leader del centrosinistra, Pierluigi Bersani, imitando in questo Prodi, che dopo aver vinto ha retrocesso il provvedimento in questione, invocato da tutto l’elettorato di sinistra, all’ultimo punto del suo programma.
Bersani, il signor “un po’”, così come Veltroni era il signor “ma anche”, si è poi esibito in un gesto apparentemente nobile, un pubblico abbraccio a Chiara Di Domenico, una giovane precaria, che aveva appena terminato di spiegare a lui e allo stato maggiore del Pd il dramma esistenziale di tutti i giovani precari, dimenticandosi, Bersani, che la precarietà ha avuto avvio con il “pacchetto Treu”, varato dal governo Prodi del quale Bersani era ministro.
La campagna elettorale è stata brutta, come ha scritto anche il politologo Sartori, noiosa, banale, priva di contenuti, caratterizzata più che altro dall’esibizione di un paio di cagnolini adottati (uno perfino dal professor Monti, che qui ha perso definitivamente la serietà e l’aplomb che lo distingueva, ad esempio, da un Grillo) e dai consueti slogan dove quello che conta è la famiglia.
Una campagna elettorale talmente noiosa e prevedibile che è sembrato addirittura provvidenziale l’annuncio delle dimissioni dal suo pontificato di papa Ratzinger, il quale anziché attendere il voto ha preferito calare il suo pesantissimo “asso” nel bel mezzo della lotta politica per il governo del Paese.
Ci sarà da eleggere un nuovo papa, un nuovo presidente della repubblica e, nel frattempo, vedremo se il vincitore delle elezioni sarà in grado di governare o se avremo un Monti bis in vista di nuove elezioni. È raro che in Italia qualcosa cambi, ma questa potrebbe essere un’occasione.